Una serata in societa’

L’invito era per le sei di sera, e a differenza di molti precedenti inviti dove alle sei si cominciava a cenare, ieri sera si e’ partiti con un bicchiere di vino accompagnato da tortilla chips e salsa, verdure crude e l’immancabile dip. Il vino bianco era quello prodotto da Francis Ford Coppola, noto appassionato enologo – e diciamo che le porzioni non erano esattamente da degustazione come spesso vengono servite nei bar chic del centro; c’era naturalmente anche chi, come la settantenne padrona di casa, continuava a portare avanti l’antica tradizione del cocktail americano e sorseggiava, o per meglio dire tracannava, Bloody Marys. Oppure chi, in riservato distacco apriva lattine di coca cola e prolungare per un altro giorno, il proprio record di sobrieta’.

L’atmosfera era piacevolmente informale e tutto era assolutamente perfetto nella casa di Michigan Avenue, la piu’ quotata di tutta la citta’, dalla musica classica che arrivava in sottofondo in tutte le stanze, alle porcellane bianche e blu sulle credenze antiche, dai pezzi d’arte alle pareti, alle sedie a dondolo in rattan bianco sul porch al tramonto. Nella casa, una vecchia boarding house di fine ottocento, i proprietari ne affittavano alcune stanze. Il primo piano – collegato agli altri da una serie di scale nascoste – era quello in cui vivevano i padroni, mentre il secondo e terzo piano erano per gli affittuari che disponevano ognuno del bagno privato in camera. Gli attuali proprietari hanno mantenuto la stessa conformazione di una volta, e quando persa nel conteggio dei locali, ho chiesto quanti bagni ci fossero, il  padrone di casa ci ha messo un po’  prima di darmi il numero esatto. In totale, sei camere da letto, sei bagni ed un numero imprecisato di altre stanze. Facendo con Doug un rapido conto, la nostra casa in Italia e’ grande come la cucina e il dining room del primo piano…

Sulle ali del vino Coppola, l’atmosfera diventava via via sempre piu’ distesa e anche il vecchio professore universitario, sulle prime un po’ rigido, si lanciava in entusiastici apprezzamenti sull’Italia e gli italiani; anche lui non disdegnava l’uva di Francis.

Al momento del barbecue, sulle ali del temibile Chardonnay, ho approcciato la Vespa parcheggiata in garage, e con la benedizione del padrone di casa, che gustava copiosamente un rosso francese pescato dalla sua cantina chiusa a chiave, ho portato mio marito in giro per la citta’ con tanto di strombazzamento selvaggio.

I burgers e gli hot dogs cotti sulla griglia elettrica erano come al solito perfetti cosi’ come la potato salad, e la caprese condita con crema di aceto balsamico era un tocco di gusto.

Quando gli ultimi ospiti hanno salutato i padroni di casa, io e Doug ci siamo fermati sul porch per un ultimo, fatale bicchiere, e scambiare qualche confidenza (…quel che si dice sul porch rimane sul porch)  e scoprire che alcune cose, come l’amicizia e i rapporti personali, vadano al di la’ del tempo, dell’eta’, del ceto sociale, della geografia. Gli intrighi, le delusioni, le sofferenze, le invidie che continuavano a tormentare Vicky, la padrona di casa, anche alla soglia dei settanta, erano le stesse che avevo vissuto da adolescente, che vivevo da adulta e che con tutta probabilita’ avrei vissuto per sempre.

D’altronde non c’e’ da stupirsi, gli esseri umani hanno stessa anima e stesso cuore, cambia solo il modo in cui li  usano.

Il giorno dopo, il risveglio e’ stato brutale. I segni del Coppola sono perdurati per tutta la giornata.

Ma era il prezzo da pagare, per una serata in societa’.

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