Sbandati. Ovvero una popolazione senza direzione.

Uno delle mie peggiori abitudini è quella di origliare le altrui conversazioni, che nella maggior parte dei casi, sarebbe meglio evitare di ascoltare. L’altra sera, un gruppo di amici era al tavolo in giardino, era una fresca sera d’estate e si ritrovavano per la prima volta dopo un mese di ferie; nella mezz’ora che li ho sentiti conversare ho sentito solo di problemi di salute, del tasso dei suicidi in città nei mesi estivi, degli ospedali al sud e di quanto si deve aspettare per prenotare una risonanza magnetica.

Incontri per strada un vecchio amico che non vedi da mesi e comincia a raccontarti con minuzia di particolari dello stato delle sue emorroidi, che sono grandi come noci, che non riesce a lavorare….e tutto quello che volevi sapere era se gli è piaciuto il mare della Corsica.

La mancanza di riferimenti religiosi e spirituali nella mia generazione e in quella precedente, abbinata ad una concezione della vita improntata sul possesso di cose materiali, crea uomini sempre più spaventati e disorientati. Senza direzione verso cui andare, terrorizzati dall’idea della morte (sì, avete letto bene, ho scritto quella parola che è meglio non menzionare mai!), fanno di tutto pur di illudersi che tutto vivrà in eterno.

Nel tentativo di non pensare a quel che sarà, ci si premunisce contro ogni malattia, sperando di non ammalarsi mai, annotando con compulsiva accortezza ogni piccolo cambiamento del proprio corpo (avverto un dolorino proprio qui dietro il collo…è qualche giorno che mi fa male la testa… sento una pallina dietro la schiena… sarà normale avere un occhio che balla?), ma volendo sapere con morbosa curiosità tutto sulle malattie altrui.

In Italia, come già detto altre volte, ci sono sessanta milioni di dottori.

Invece di iniziare, chi prima o chi dopo, un percorso intellettuale o spirituale (sia questo induista, buddista, mormone o di Scientology) – ci si tiene aggiornati su quale nuova terapia hanno scoperto per i trapiantati di fegato, su quali pillole curano la depressione, sugli antistaminici di nuova generazione o sull’ultimo vaccino antinfluenzale.

Fermatevi a fare due chiacchiere dal dottore o dal pediatra e tornerete a casa con l’ansia di avere almeno un paio delle malattie di cui avete sentito parlare e di cui non sapevate nemmeno l’esistenza.

La follia ipocondriaca colpisce tutti, solo quest’anno ho pensato di essere sull’orlo di un ricovero ospedaliero o di avere i giorni contati almeno quattro volte.

Uno dei punti fermi che avevo sull’America era che almeno loro, grazie alla dura corazza dell’ americano tutto d’un pezzo, fossero immuni dall’isteria collettiva figlia dei Grey’s Anatomy o Doctor House.

E invece ci siamo giocati anche l’America.

Dozzine di pubblicità (ideate apposta per insinuare il dubbio) su fantomatici disturbi, ospedali alla ricerca di fondi che mostrano i pazienti più disgraziati, una popolazione di natura riservata che sempre più spesso condivide fatti privati di cui nessuno aveva chiesto nulla.

Se da un lato è vero che buttando fuori i propri timori è un ottimo modo per esorcizzarli, dall’altro bisogna cominciare ad essere cauti nel vomitare tutto ad ogni costo evitando di creare vere e proprie epidemie psicosomatiche.

Non sarebbe meglio affrontare una volta per tutte l’eterno quesito, abbandonando per sempre la paura che da sempre ci portiamo appresso, e vivere una vita piena e appagante?

Leave a Comment