Questo pomeriggio, dopo che l’ennesimo tentativo di mettermi a dieta è miseramente naufragato (non si comincia mai una dieta di Martedì…), mi sono versata con più gusto del solito, un bicchiere di Lambrusco nostrano imbottigliato da noi come ogni anno.

Qual divino toccasana!

Da giorni ero attanagliata dalla nuvola nera di malattie inverosimili, quasi tutte contemplanti l’apparato otorinolaringoiatrico – la mia ultima passione -; e quei due bicchieri di vino, tracannati all’ora di pranzo, mi hanno rimesso in carreggiata.

Tanto è vero che ho tenuto un concerto a cappella per un pubblico non pagante di due spettatori, esibendomi in una strepitosa versione di Bohemian Rapsody dei Queen.

E’ scontato dire, ma neanche così tanto, che la moderazione è sempre d’obbligo in particolar modo superati i trent’anni quando in presenza di bivaccate notturne si rischia che al mattino ci vogliano le cannonate per tirarsi su da letto.

Quando ero una teenager goffa e inadeguata, il vino mi ha salvato!

Traumatizzata da una madre che mi costringeva a ballare in pista alle feste in maschera del suo ufficio in mezzo ad arzilli impiegati statali, non avevo un buon rapporto con il ballo.

Ma dopo qualche ora di allegra baracca con gli amici, sfoggiavo uno stile che neanche Madonna nel video di Hang up poteva equipararmi.

Il vino è sempre stato un buon compagno anche per sopperire all’insicurezza nei confronti dell’altro sesso che qualche disgraziata esperienza giovanile aveva innescato.

Per esempio, il primo moroso che si ostinava a passeggiare di fianco a me indossando sempre il casco integrale (sì, avete letto bene), oppure un altro che aveva spietatamente criticato il mio bacio alla francese oppure quell’altro che mi aveva scaricata impietosamente al telefono. Con la scioltezza di qualche bicchiere in più e il passo felpato da panterona della bassa padana, nel periodo d’oro delle discoteche Rock, le conquiste sono state innumerevoli. Modestamente parlando.

Certo, se i miei avessero saputo cosa combinavo non so come sarebbe andata a finire e lasciamo stare il tasto dolente di me fra vent’anni, alzata alle quattro del mattino, in attesa che una delle mie figlie rientri dalla discoteca. Eppure, rispetto a quel che circola ora e che è sempre circolato, ossia una vasta scelta di cocaina, eroina e droghe sintetiche, bere sembra davvero una faccenda da pivelli.

E allora…anche se le discoteche non ci sono più, un paio di bicchieri a pasto van sempre giù.

Parola del dottore, e salute a tutti!

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