CHI E’ ERICA

 

Insegnavo italiano a stranieri cullando l’idea – tra l’idealista e il naif – di aiutare gli immigrati ad integrarsi in Italia, mitigando quello schiaffo a muso duro che inevitabilmente, prima o poi, avrebbero preso da una società diversa dalle loro aspettative.

Non avevo orari, cartellini da timbrare nè capi a cui dover riferire. Ero libera e sfacciatamente anarchica nei confronti del mondo, che esploravo ogni volta ne sentivo la necessità.

Sfortunatamente, anche le scuole dove insegnavo condividevano la stessa visione libera del lavoro e dopo la prima gravidanza, mi sono trovata senza scuola, lavoro, nè libertà.

A casa con la seconda figlia di pochi mesi, esauritosi l’effetto sorpresa della prima maternità, il mondo che avevo annusato e vissuto si era accartocciato dentro quattro mura domestiche e la donna autonoma e sfrontata era appassita dietro l’immagine di una casalinga impaurita e depressa.

Scrivere, osservando quel mondo che al di fuori ancora pulsava, è stato il modo per sputare in faccia a chi mi credeva una privilegiata con un mucchio di tempo a disposizione, felice e appagata.

La scrittura mi ha tirato fuori dall’apatia, dandomi uno strumento di critica sociale e culturale e l’appiglio per evitare la morte cerebrale dietro un’esistenza formato baby.

E una strizzacervelli junghiana mi ha poi fatto comprendere che per uscire dal buco nero, bisognava prendere la vita per le palle e così, nel giro di pochi mesi, dalla bassa padana, la family ha svalicato la Cisa e a bordo di una Multipla zeppa di mobili si è reinventata nel mare ligure.

Il mare, il sole, l’orto e gli ulivi hanno ridato colore ad una donna che presa dagli effetti collaterali della maternità, si era sbiadita.

Dopo un anno con l’Huffington Post, sto ora per comiciare un nuovo pezzo di strada con la bibbia dell’informazione italiana: Il fatto Quotidiano.

Le mode, gli psicologi, le depressioni, quelle passano.

I sogni, quelli restano.

La strada è ancora lunga, ma un passo alla volta si può andare lontano.

 

16 thoughts on “CHI E’ ERICA

  1. Brava Erica!
    Buon viaggio e…. in bocca al lupo!

  2. Alessandro Gullo

    Si in bocca al lupo davvero!!!!

  3. anna deverià

    Beh, io sarò una delle tue più grandi ammiratrici!
    viva le donne in carriera…e tu cara mia sei una di quelle!

  4. paola

    Ecco ho trovato finalmente! Si parla anche di me, casalinga, da alcuni considerata una privilegiata. Privilegiata per cosa? Non ho un mio reddito, per anni non ho avuto neanche un mio tempo, non ho orari, mi responsabilizzano per tutti i difetti e le mancanze dei miei famigliari…….

    1. Cara Paola, hai proprio ragione.
      La verità è che se non si prova quello che vuol dire vivere dentro quattro mura, non si ha la benché minima idea di cosa voglia dire.
      E quelle che l’hanno vissuta, non vedono l’ora di mollarla, tornando a lavorare per pagarsi l’asilo dei figli pur di non rimanere a casa!!

  5. Scherrer Elisabeth

    Gentile Erica,

    Sono una gironalista per la televisione francese ARTE e preparo un reportage sulle casalinghe in Italia.
    Sono molto interessata alla sua Blog e vorrei parlare con Lei su questo temo.
    Sarei molto grata se volesse rispondermi.

    RingraziandoLa anticipatamente,

    Cordiali saluti,

    Elisabeth Scherrer
    e.scherrer@phares-balises.fr

  6. bia

    felice di aver scoperto il tuo blog!

  7. molto interessante 😀 saluti da una disoccupata/casalinga forzata.

  8. Germana Accorsi

    Cara Erica,
    lo dico sempre che noi emiliane abbiamo una marcia in più. Sono di Roncole Verdi e vivo da 60 a Rapallo dopo avere fatto quello che tu descrivi nell’articolo di oggi 7 febbraio 2015: negli anni 60 vissuto e lavorato da sola a Londra e poi a Grenoble per mantenermi agli studi, e poi alla tenera età di 60 anni aperto, di nuovo totalmente sola, una Associazione a Rapallo. Mi sei simpatica. Germana

    1. Grazie Germana! Torno ora dalla mostra di una grande donna, Frida Kahlo, e con piacere leggo il tuo commento. Ce ne fossero di donne come te! Anch’io sono andata all’estero da sola e posso serenamente dire che è stata l’esperienza che mi ha cresciuta di più nella vita, come donna. Gli emiliani sono dei gran compagnoni, aperti e gioviali ma la Liguria è unica, la amo come non ho mai amato Parma. “Ingrata” mi diranno i miei concittadini, ma questo è quello che provo. Ti abbraccio, grazie, erica

  9. un coraggio da Leonessa aprire a Rapallo una cosa così fuori dagli schemi liguri!

  10. amedeo vecchione

    Complimenti una donna tosta !!!!! come tutti i Vecchione ti seguiro sul tuo blog
    Amedeo

    1. Grazie Amedeo! Vecchione…una garanzia 🙂

  11. Alessandro

    Ciao Erica,
    ho letto per mero caso il tuo post sul Fatto, relativo all’uso degli “smartfon” e lo condivido veramente: da tanto che con alcuni (pochi) amici, strani anche loro, condivido 8stavolta sì) questa opinione e che stigmatizzo fatti come il sapere, ad esempio, che il proprio vicino andava in vacanza, leggendolo su FB e non sentendoselo dire dalla sua voce, come capità quasi dieci anni fa alla mia compagna.
    Insegno e ogni giorno sono alle prese con capi chini su quei rettangoli malefici e con le menti obnubilate dall’insieme: non posso cambiare il mondo, non posso realmente obbligare altri a essere degli umani e non delle macchine, ma almeno posso farlo io ed è l’unica cosa che realmente è fattibile. Leggere scritti come il tuo fa bene al cuore…ahahah, fa capire che almeno seppur minoranza siamo non soli, ma qualcosa in più…

    Buona giornata, il piacere di leggerti e di una bella scoperta.

    Ciao.

    Alessandro

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